Il numero degli articoli è rimasto lo stesso (64 più quello che stabilisce l’entrata in vigore, il giorno successivo la sua pubblicazione) ma lo Statuto regionale, approvato oggi in seconda lettura dall’aula consiliare, disegna un Veneto ben diverso da quello del 1970. Le novità si intravedono già nel primo titolo, dedicato ai principi generali. I cinque articoli che nello statuto del ’70 definivano l’identità e il ruolo della neonata istituzione regionale sono diventati dieci e declinano con puntualità scenario, valori e obiettivi di una Regione che sin dal primo comma del primo articolo, si proclama “autonoma”. Scompare il richiamo di quarant’anni fa all’”unità della repubblica italiana” sostituito con un più blando rinvio all’”armonia con la Costituzione italiana e con i principi dell’ordinamento dell’Unione europea”.
Nel nuovo Statuto il Veneto si è fatto più ‘largo’ comprendendo ‘nuovi’ veneti: quelli sparsi nel mondo, citati sin dal primo articolo, e con i quali la Regione si impegna a mantenere legami e scambi “favorendo la continuità di rapporto e di pensiero”; le minoranze, verso le quali la regione professa riconoscimento e tutela (art. 2); e gli immigrati, nei confronti dei quali la Regione si impegna ad agire “secondo criteri di ragionevolezza e proporzionalità”, in base a un non meglio precisato “particolare legame con il territorio” (art. 5), garantendo comunque il pieno riconoscimento dei diritti a tutti i minori. Nello Statuto di quarant’anni fa traspariva l’impegno prioritario della Regione a promuovere la crescita sociale ed economico di un Veneto sostanzialmente agricolo e attraversato da grandi squilibri territoriali e settoriali. Lo sviluppo delle campagne e dell’agricoltura ritornava per ben tre volte nei primi articoli del testo statutario. Quarant’anni dopo la parola “agricoltura” è scomparsa e cede il passo – nelle finalità prioritarie della Regione – alla “tutela del paesaggio”, ad un generico riconoscimento delle “attività rurali e forestali”, alla “salvaguardia delle biodiversità” e del territorio. Il nuovo statuto valorizza la funzione sociale del lavoro ma sottolinea quello dell’impresa, citando espressamente il principio della libera iniziativa economica individuale e collettiva, con particolare riferimento alle piccole e medie imprese. Nella carta statutaria del 2012 fanno capolino nuovi principi e nuove responsabilità della Regione, che si propone di difendere e valorizzare il diritto alla vita, la dignità e l’indipendenza delle persone anziane e non autosufficienti, la qualità della vita dei cittadini e delle generazioni future, il ruolo del volontariato, i diritti umani e la cooperazione tra i popoli. La carta statutaria del 2012 appare attraversata anche da una più matura coscienza ‘ecologica’: la Regione si impegna a garantire a tutti, anche alle generazioni future, il bene dell’acqua potabile, la sicurezza dei cibi, la conservazione della tipicità dell’ambiente e delle produzioni venete (art. 8). La preoccupazione per il futuro emerge anche nell’art. 7 con cui il Veneto si impegna, in nome del principio di responsabilità, a rispettare il vincolo del pareggio di bilancio, per non scaricare sui cittadini di domani l’onere di debiti insostenibili. Dopo 40 anni la Regione dà prova di identità ormai consolidata, rappresentata anche simbolicamente da bandiera, gonfalone e stemma (art. 1). Ma sente il bisogno, a differenza di quarant’anni fa, di dare radici ai valori di uguaglianza, solidarietà e rispetto della persona richiamandosi “ai principi di civiltà cristiana e alle tradizioni di laicità e di libertà di scienza e di pensiero”. Tra le novità il riconoscimento a Venezia capoluogo del ruolo di “città metropolitana” e l’evoluzione del rapporto con gli enti locali che passa dall’”ampio decentramento” promesso nel 1970 all’impegno federalista affermato con l’”estensione in senso federale delle competenze legislative, regolamentari, amministrative e finanziarie” a cui si impegna la Regione, sempre nel rispetto della Costituzione e del principio di leale collaborazione (art.3).


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