SI’ ALLE VERE LIBERALIZZAZIONI

liberalizza-farmaci-288x280

 di Giuseppe Bortolussi
Sono sempre stato convinto che un qualsiasi processo di liberalizzazione nel settore economico debba avere come obbiettivo quello di agevolare il consumatore finale, consentendogli, grazie ad una maggiore concorrenza del mercato, servizi con più qualità a prezzi o tariffe più basse. Con il nuovo pacchetto che il Governo Monti presenterà nei prossimi giorni, invece, ho l’impressione che questa misura non interesserà i settori che maggiormente “pesano” sulle tasche dei consumatori, ma ancora una volta si interverrà, probabilmente, su attività, come ad esempio i taxi o le edicole, che poco incidono sulle voci di spesa delle famiglie. Sia chiaro: non sono contro le liberalizzazioni, anzi. Ritengo sia necessario deregolamentare molti settori, anche se sono convinto sia necessario partire da quelli che, pur interessati in passato da processi di apertura, non hanno dato luogo a nessun vantaggio per i contribuenti finali.

Mi riferisco, in particolar modo,  alle assicurazioni, alle banche, al settore energetico che hanno una incidenza molto importante non solo sulle famiglie ma anche sulle imprese che mai come in questo momento, invece, avrebbero bisogno di avere dei costi finanziari ed assicurativi più contenuti ed una bolletta energetica più bassa. Invece, la stagione delle liberalizzazioni avvenuta a partire dalla metà degli anni ’90,  ha consentito di sanare in parte i nostri conti pubblici trasferendo, però, interi settori in mano a pochi privati i quali hanno dato luogo a vere e proprie azioni di cartello.  Per la verità, va riconosciuto che i settori energetici hanno risentito del costo delle materie prime (petrolio e gas), del forte livello di tassazione, nonché dell’andamento del tasso di cambio tra l’euro e il dollaro. Tuttavia, a nostro avviso, è doveroso iniziare l’azione di deregolamentazione proprio da questi settori, cercando di “smantellare” i potentati economici che controllano queste realtà. E’ anche vero che non tutte le realtà dove ci sono state delle aperture alla concorrenza i risultati sono stati come quelli sopra descritti. Nell’energia elettrica, nei medicinali  e nei servizi telefonici i risultati non sono stati negativi.  Nel primo caso  la variazione delle tariffe ha subito un aumento più contenuto (+1,8%) rispetto alla crescita dell’inflazione (che tra il 2007 ed i 2011 è stata del +8,4%). Mentre per i medicinali e i servizi telefonici, le liberalizzazioni hanno portato dei significativi vantaggi economici ai consumatori. Per i medicinali, tra il 1995 ed oggi i prezzi sono diminuiti del 10,9%, a fronte di un aumento del costo della vita del +43,3%. Nella telefonia, tra il 1998 ed il 2011 le tariffe sono diminuite del 15,7%, mentre l’inflazione è aumentata del 32,5%.  Ma il settore che in questo momento richiede una particolare attenzione è quello dei carburanti. Nonostante i timidi segnali di concorrenza introdotti nei decenni scorsi, oggi la benzina verde staziona attorno ad 1,7 euro al litro. Il settore, potrebbe essere tra quelli interessati dal prossimo decreto del Governo.  In attesa che il provvedimento produca gli effetti sperati, non sarebbe un bel segnale ridurre il peso delle accise, visto che in Italia la tassazione sulla benzina ha raggiunto livelli record non riscontrabili in Europa ?