ORA SI RECEPISCA LA DIRETTIVA UE

pagamenti

di Giuseppe Bortolussi
Anche se la misura approvata dal Governo con il decreto sulle liberalizzazioni è ancora parziale ed incompleta, possiamo comunque esultare per il risultato politico ottenuto. Grazie alla sensibilità del Corriere del Veneto che ha pubblicato nel mese scorso la lettera aperta al Presidente del Consiglio che ho scritto assieme ai familiari dell’ex imprenditore Giovanni Schiavon, ai Presidenti degli artigiani, degli agricoltori, dei commercianti e degli industriali del Veneto,  il risultato sortito è di quelli da incorniciare. Certo la disponibilità messa a disposizione dall’Esecutivo è ancora modesta, poco meno di 6 miliardi di euro, e le modalità di pagamento con i titoli di Stato ancora da decifrare, tuttavia con il decreto approvato venerdì scorso dal Governo Monti si è finalmente sancito un principio: quando il committente è lo Stato, i tempi di pagamento devono essere ragionevoli.

E’ un successo insperato, in quanto non credevamo che questo avvenisse  in tempi così rapidi. Qualcuno potrà dire che si poteva fare di più e meglio, ma aver stabilito per decreto che i crediti che le imprese vantano nei confronti della Pubblica amministrazione  fino al 31 dicembre del 2011 saranno onorati, su richiesta del creditore, in titoli di stato, costituiscono un punto cardine  su cui riconoscere concretamente  i diritti dei fornitori, soprattutto quelli di piccola dimensione. Certo, per capire quali titoli di stato potranno essere usati per estinguere i debiti pregressi della Pubblica amministrazione, bisognerà attendere un Decreto ministeriale. Inoltre si dovranno recepire, così come previsto dalla Direttiva Europea, anche le disposizioni per accorciare i ritardi nei pagamenti nelle transazioni commerciali tra le imprese private.     Voglio  ribadire con forza che la principale conseguenza di questi ritardi ha dato luogo alla mancanza di liquidità nelle casse delle imprese fornitrici, le quali si sono trovate nell’impossibilità di realizzare gli investimenti necessari per fronteggiare la crisi. Negli ultimi mesi tali finanziamenti hanno subito una ulteriore contrazione, visto che anche le banche risentono della crisi economica in atto e dei vincoli imposti a livello europeo. A moltissime imprese i mancati pagamenti hanno “eroso” la liquidità, mettendo a dura prova la tenuta finanziaria di molte attività, con il risultato che in alcuni casi le imprese non sono riuscite a pagare  gli stipendi, le tasse o i contributi previdenziali dei propri dipendenti. Qualcuno addirittura non ce l’ha fatta: non sono pochi i piccoli imprenditori veneti che in questi ultimi tre anni si sono suicidati perché impossibilitati a fronteggiare questa situazione.  La mancanza di credito, purtroppo,  costituisce uno dei principali ostacoli che i piccoli imprenditori sono costretti ad affrontare ogni giorno. L’aumento dei costi finanziari, dei tassi bancari, la richiesta di maggiori garanzie sono le cause che hanno deteriorato il rapporto tra le piccolissime aziende ed il sistema creditizio. Come sta succedendo nel mercato del lavoro, anche nel settore del credito è cresciuto il numero degli “sfiduciati”, ovvero di quegli imprenditori che hanno deciso, nonostante i grossi problemi di liquidità che si sono aggravati con la crisi, di non ricorrere all’aiuto di una banca. E’ un segnale preoccupante che rischia di indurre molte imprese, anche nel Veneto, a ricorrere a forme di accesso al  credito non regolare, con il pericolo di un forte aumento dell’usura e delle attività estorsive. E’ un pericolo che dobbiamo assolutamente evitare, per scongiurare qualche altro gesto estremo tra i nostri piccoli imprenditori.