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	<title>Gruppo Consiliare Bortolussi Presidente. Tel: 041 27 01 476/77  Email : gc.bp@consiglioveneto.it</title>
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		<title>NESSUN  ACCANIMENTO CONTRO EQUITALIA</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 13:50:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Giuseppe Bortolussi Le azioni dimostrative avvenute in questi giorni anche nel Veneto contro Equitalia sono il segno che il grado di esasperazione e di disagio raggiunto nel Paese ha toccato una soglia  molto preoccupante. Non nego che una grossa responsabilità di questa situazione sia da addebitare all’eccessivo  carico fiscale che quotidianamente siamo costretti a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Giuseppe  Bortolussi</strong><br />
Le  azioni dimostrative avvenute in questi giorni anche nel Veneto contro Equitalia  sono il segno che il grado di esasperazione e di disagio raggiunto nel Paese ha  toccato una soglia  molto preoccupante. Non nego che una grossa  responsabilità di questa situazione sia da addebitare all’eccessivo  carico  fiscale che quotidianamente siamo costretti a subire, oltre al fatto che le  famiglie e soprattutto le imprese  sono sempre più a corto di liquidità,  con livelli di autonomia finanziaria ormai ridotti al lumicino. Senza contare  che sempre più spesso molti piccoli imprenditori o lavoratori autonomi sono  destinatari dell’azione di riscossione da parte di Equitalia, per non aver avuto  la liquidità necessaria per saldare le spettanze nei confronti dell’Erario o  degli enti locali nei tempi stabiliti.</p>
<p>Detto ciò, trovo comunque del tutto  sbagliato prendersela con Equitalia che, purtroppo, altro non è che l’ultimo  anello della catena, con un ruolo molto delicato e poco invidiabile: quello  della riscossione. So benissimo che in passato questa azione  è stata  decisamente aggressiva    e in taluni casi non rispettosa delle  disposizioni previste dalla legge, prova ne sia che in più di una circostanza  l’istituto di riscossione è stato condannato in sede giudiziaria a risarcire il  contribuente. Ma è anche vero che da qualche mese a questa parte le cose sono  cambiate,  visto che è stata data la possibilità ai contribuenti di  rateizzare in maniera più agevole i pagamenti spettanti al fisco. Infatti, è  ormai operativa la possibilità    di prolungare di sei anni la  scadenza delle rate (anche con piani di rateizzazione a importi crescenti) e,  soprattutto, non occorre più alcuna giustificazione per  accedere  all’agevolazione nel momento in cui si deve versare ad Equitalia un importo fino  a 20.000 euro (prima il limite si fermava a 5.000 euro). Insomma, appare  evidente, che il problema non è chi è chiamato a far rispettare la legge, ma la  legge stessa che, in prospettiva, può subire ulteriori  miglioramenti.    Tuttavia, il livello di esasperazione  che  molti contribuenti vivono sulla propria pelle in questi ultimi mesi  è  legato anche al fatto che lo Stato si dimostra sempre più  efficiente ed  inflessibile quando deve recuperare le sue spettanze, visto che l’incremento di  gettito recuperato negli ultimi anni è in costante aumento, mentre è il peggiore  pagatore d’Europa quando deve liquidare i propri fornitori.  Ricordo che le  aziende private italiane avanzano dalla Pubblica Amministrazione ancora 70  miliardi di euro di mancati pagamenti. Anche per svelenire un po’ il clima, il  Governo dovrebbe risolvere definitivamente questa situazione  che,  purtroppo,  non ha eguali in tutta Europa e recepire quanto prima la  Direttiva Europea contro il ritardo dei pagamenti, per consentire alle piccole  imprese di essere pagate dallo Stato e dai committenti privati in tempi  ragionevoli.</p>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 08:47:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Giuseppe Bortolussi Quando si verificano dei gravi episodi di criminalità contro una famiglia inerme o nei confronti di un imprenditore, tutta la comunità si schiera senza esitazioni dalla parte delle vittime, anche se la reazione di chi ha subìto questa violenza è spropositata rispetto al danno subito.  Tutto ciò e abbastanza scontato e del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Giuseppe  Bortolussi</strong><br />
Quando si verificano  dei gravi episodi di criminalità contro una famiglia inerme o nei confronti di  un imprenditore, tutta la comunità si schiera senza esitazioni dalla parte delle  vittime, anche se la reazione di chi ha subìto questa violenza è spropositata  rispetto al danno subito.  Tutto ciò e abbastanza scontato e del tutto  giustificabile, perché la reazione avuta dal tabaccaio di Civè  non deve  farci dimenticare che tra gli imprenditori è radicata la sensazione che le  organizzazioni criminali siano ormai sempre più diffuse ed agiscano in maniera  incontrollata nel nostro territorio. Sappiamo che non è così, anche se da un  recente sondaggio realizzato da Panel Data su un campione di 700 imprese ubicate  nel Nordest, almeno 4 imprese su 10  denunciano che il  fenomeno c’è ed è in costante aumento (così ha dichiarato il 67% degli  intervistati).</p>
<p>La maggior parte delle aziende (il 66% del totale) che avverte la  presenza della criminalità organizzata, ritiene che sia dannosa per l’economia  del territorio e per le stesse imprese che lavorano nella legalità. Ma quali  sono i settori più a rischio per i nostri imprenditori? Tre su dieci sostengono  che il fenomeno danneggi trasversalmente un po’ tutti, anche se il 33% dei  rispondenti, indipendentemente dal ramo economico di appartenenza, individua il  comparto delle costruzioni come la vittima designata “per eccellenza”. Il  commercio si colloca al secondo posto tra le categorie più colpite, con una  percentuale che supera di poco il 17%. Tra gli episodi delittuosi più diffusi  vengono denunciati i cambi di proprietà anomali nella conduzione di bar e  ristoranti: almeno un imprenditore su quattro ha risposto che nel corso della  propria attività imprenditoriale è venuto a conoscenza di vicende simili. La  conoscenza di tali episodi avviene per lo più attraverso il passaparola, ma fa  riflettere comunque il grado di diffusione di tali “voci”, visto che oltre un  imprenditore su cinque ha sentito o ha riscontrato in maniera diretta “anomalie”  nelle gare d’appalto per l’assegnazione di cantieri edili ed il 13% è venuto a  conoscenza di episodi di estorsione nei confronti di altri imprenditori. Infine,  la crisi economica sembra aver accentuato il fenomeno dell’usura anche nel  nostro territorio: oltre l’80% degli imprenditori ritiene che la situazione  congiunturale e l’impossibilità di ottenere credito attraverso le vie ufficiali  possa aumentare il numero di vittime di questo fenomeno. I dati presentati  dall’UIF (Unità di Informazione Finanziaria), che riceve le segnalazioni di  operazioni  sospette di riciclaggio e le trasmette al Nucleo Speciale di  Polizia Valutaria della Guardia di Finanza e alla Direzione Investigativa  Antimafia, ci evidenziano che nel 2011 la situazione è stata particolarmente  allarmante a Verona   (739 denunce segnalate), a Vicenza (584) e a  Padova (533). Certo, nulla a che vedere con quanto registrato nelle grandi città  del Nord,  tuttavia il Veneto rimane una Regione a rischio, visto che nel  periodo che va tra il 2004 e il 2010 sono stati quasi un centinaio  i casi  di corruzione e di concussione registrati dal Servizio Anticorruzione del  Dipartimento della Funzione Pubblica. Un dato non particolarmente drammatico, ma  comunque di tutto rispetto visto che la corruzione, come ci segnalano le forze  dell’ordine, è il grimaldello con il quale le organizzazioni  mafiose  tentano di infiltrarsi nel settore pubblico.</p>
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		<title>SERVIZIO IDRICO, NUOVA LEGGE PER LA GESTIONE DELL&#8217;ACQUA</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 12:12:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Comuni pienamente responsabili dell’organizzazione del ciclo dell’acqua. Il Consiglio regionale del Veneto, nell’ultima seduta di aprile, ha approvato con 39 sì, 2 no, la nuova disciplina del servizio idrico integrato. La legge azzera le Autorità d’ambito territoriale ottimale (in sigla Aato), ne conserva i perimetri attuali e fa subentrare i Consigli di bacino, costituiti da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Comuni pienamente responsabili dell’organizzazione del ciclo  dell’acqua. Il Consiglio regionale del Veneto, nell’ultima seduta di  aprile, ha approvato con 39 sì, 2 no, la nuova disciplina del  servizio idrico integrato. La legge azzera le Autorità d’ambito  territoriale ottimale (in sigla Aato), ne conserva i perimetri attuali e  fa subentrare i Consigli di bacino, costituiti da convenzioni tra i  comuni, nella programmazione del servizio. Saranno quindi le assemblee  dei sindaci dei diversi ambiti a decidere l’organizzazione del servizio  idrico e le relative tariffe. Le nove Aato attualmente esistenti in  Veneto sono pertanto commissariate in attesa della prossima costituzione  (entro 180 giorni) dei Consigli di bacino, che saranno guidati da  direttori cooptati tra i dirigenti regionali. Quanto alle risorse la  Regione si impegna a intervenire “a sostegno delle aree caratterizzate  da bassa densità abitativa ed elevati costi di investimento e di  servizio”, con particolare attenzione alle aree montane, per favorire la  realizzazione di infrastrutture e strutture di approvvigionamento,  adduzione e accumulo, essenziali per la qualità del servizio.</p>
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		<title>PICCOLI COMUNI, OBBLIGO DI FUSIONE O DI AGGREGAZIONE</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 12:07:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Entro 60 giorni i 313 comuni veneti con meno di 5 mila abitanti dovranno presentare alla Regione il proprio progetto di gestione associata: fusione, unione oppure convenzione. Lo prevede la nuova legge approvata dal Consiglio regionale del Veneto, nell’ultima seduta di aprile, con 32 voti a favore e 1 astenuto. Per i comuni con popolazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Entro 60 giorni i 313 comuni veneti con meno di 5 mila abitanti  dovranno presentare alla Regione il proprio progetto di gestione  associata: fusione, unione oppure convenzione. Lo prevede la nuova legge  approvata dal Consiglio regionale del Veneto, nell’ultima seduta di  aprile, con 32 voti a favore e 1 astenuto. Per i comuni con popolazione  fino a 1000 abitanti è fatto obbligo di esercitare funzioni e servizi in  forma associata, mediante l&#8217;unione o in convenzione. I comuni con  popolazione fino a 5000 nelle aree di pianura e fino a 3000 nelle aree  montane sono obbligati all&#8217;esercizio associato delle funzioni  fondamentali, che potranno essere svolte mediante l&#8217;unione dei comuni,  convenzioni o ulteriori forme associative riconosciute con legge  regionale. La legge prevede incentivi economici con priorità per le  fusioni di comuni rispetto alle forme associative stanziando per il 2012  tre milioni e 150 mila euro.</p>
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		<title>CON QUESTO FONDO NESSUNO E’ PIU’ SOLO</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 08:56:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Giuseppe Bortolussi L’istituzione del fondo di solidarietà contro i suicidi dei piccoli imprenditori istituito dalla Giunta regionale del Veneto, è una di quelle notizie che ti fanno capire quanto la politica sia importante. Mi rendo conto che in questo momento è difficile sostenere una tesi come questa,  ma ci piaccia o no, la politica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Giuseppe Bortolussi</strong><br />
L’istituzione del fondo di solidarietà contro i suicidi  dei piccoli imprenditori istituito dalla Giunta regionale del Veneto, è una di  quelle notizie che ti fanno capire quanto la politica sia importante. Mi rendo  conto che in questo momento è difficile sostenere una tesi come questa,  ma  ci piaccia o no, la politica è necessaria per uscire da questa situazione di  grave crisi economica. In questo ultimo mese ho ribadito più volte la necessità,  al fine di mitigare  gli effetti della crisi soprattutto  per le  aziende a corto di liquidità, che fosse indispensabile istituire una misura ad  hoc che venisse incontro alle esigenze del mondo imprenditoriale. Grazie  all’interessamento dell’Assessora, Isi Coppola, in tempi brevissimi la Giunta  regionale ha approvato una delibera che porterà  una vera e propria boccata  di ossigeno alle imprese venete.</p>
<p>Certo, adesso è necessario coinvolgere in un  tavolo tecnico tutti i soggetti interessati – dalle banche alle associazioni di  categoria, dai Confidi a Veneto Sviluppo &#8211; per garantire tempi celerissimi  nell’erogazione di queste risorse. Tuttavia,  il segnale che emerge con  l’approvazione di questo piano straordinario anticrisi è che la politica, almeno  quella locale, ha capito che la situazione è grave e bisogna intervenire subito.  I dati presentati ieri dall’Unioncamere sono l’ulteriore dimostrazione che il  quadro generale volge al peggio. Nei primi 3 mesi di quest’anno, il saldo delle  imprese venete, dato dalla differenza tra le iscrizioni e le cessazioni avvenute  presso le Camere di Commercio,  è stato negativo: -3.291. Tra le venti  regioni italiane, solo l’Emilia Romagna ha registrato uno “score” peggio del  nostro. Se analizziamo la situazione del settore artigiano, il quadro assume  tinte ancora più fosche. Il nostro saldo regionale  presenta un valore  negativo pari a -1.602, con un tasso di crescita molto lontano dal dato medio  nazionale.  Le previsioni non promettono niente di buono: la crescita del  Pil sarà di segno negativo e la disoccupazione è destinata ad aumentare, anche  se si manterrà su livelli ben al di sotto della media nazionale. Ogni qualvolta  leggo questi dati, il pensiero va agli oltre 20 suicidi tra i piccoli  imprenditori che si sono registrati dall’inizio dell’anno ad oggi, 9 dei quali  sono avvenuti nel Veneto. Purtroppo, ho maturato la convinzione che  l’impalcatura sociale su cui è poggiato il nostro sistema produttivo stia  spaventosamente scricchiolando. Questi suicidi hanno costituito un vero grido di  allarme lanciato da chi non ce la faceva più. Le tasse, la burocrazia, la  stretta creditizia e i ritardi nei pagamenti hanno creato un clima ostile che  continua a penalizzare chi conduce un’ azienda. Molti piccoli imprenditori hanno  vissuto questa situazione come una vera e propria ingiustizia e il suicidio è  stato visto come un gesto di ribellione contro un sistema sordo ed insensibile  che non è riuscito a cogliere la gravità della situazione. Ora, grazie a questi  finanziamenti regionali, contiamo di aver mandato un segnale forte a tutto il  mondo delle imprese, soprattutto a quelle di piccole dimensioni: “non siete più  sole, potete contare su un aiuto concreto”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>SUICIDI: CGIA, FONDO NAZIONALE DI SOLIDARIETÀ COME IN VENETO</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 12:19:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[II   fondo   di   solidarietà, proposto dalla Cgia di Mestre e approvato dalla Regione Veneto è un modello  che andrebbe esteso  a  livello  nazionale.  Questo l&#8217;invito che gli  &#8220;Artigiani di Mestre&#8221; rivolgono al presidente del Consiglio,  Mario Monti. Sul    modello    approvato    oggi    dalla Regione Veneto &#8211; questa la proposta avanzata dal segretario della CGIA di Mestre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">II   fondo   di   solidarietà, proposto dalla Cgia di Mestre e approvato dalla Regione Veneto è un modello  che andrebbe esteso  a  livello  nazionale.  Questo l&#8217;invito che gli  &#8220;Artigiani di Mestre&#8221; rivolgono al presidente del Consiglio,  Mario Monti.<br />
Sul    modello    approvato    oggi    dalla Regione Veneto &#8211; questa la proposta avanzata dal segretario della CGIA di Mestre e Consigliere regionale, Giuseppe Bortolussi –  si istituisca anche a livello nazionale un fondo di solidarietà gestito dalle Prefetture in collaborazione con i &#8220;Consorzi Fidi&#8221;. A seguito della proposta della Cgia, proprio oggi, la Giunta Regionale veneta ha approvato un fondo  con  a  disposizione  6  milioni  di  euro  con   l&#8217;obiettivo  di   &#8220;tentare  di bloccare    l&#8217;emorragia    di    suicidi    che    ha    colpito    decine    e    decine    di imprenditori&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;In  linea generale &#8211; commenta  il segretario della Cgia di  Mestre – quegli imprenditori   che  in   un   primo momento  si  vedono  rifiutare  un   prestito dalle banche per mancanza di solvibilità o per non essere in grado di offrire nessuna garanzia reale per la quasi totalità del prestito richiesto, potranno, almeno nel Veneto, ricorrere a questo fondo per ottenere le coperture necessarie per assicurarsi il prestito richiesto, evitando situazioni di disperazione che in alcuni casi possono portare al suicidio. Ringrazio sentitamente l&#8217;Assessora Isi Coppola e il Presidente Zaia per la celerità con la quale hanno approvato questa misura. Adesso, però, bisogna intervenire anche a livello nazionale: per questo chiediamo anche al Premier Monti di fare altrettanto&#8221;. Dalla Cgia fanno notare che molti dei piccoli imprenditori che nei mesi scorsi hanno compiuto questo gesto estremo, si erano visti negare dalle banche prestiti per importi di poche migliaia di euro.<br />
&#8220;Questa misura, gestita dal Ministero dell&#8217;Interno sul modello del fondo anti-usura &#8211; prosegue Bortolussi &#8211; non comporterebbe un gran dispendio di risorse pubbliche. Penso che a livello nazionale un centinaio di milioni di euro potrebbe essere più che sufficiente per dare una seria risposta a chi oggi ha bisogno di un po&#8217; di ossigeno per mantenere in piedi la propria attività&#8221;.<br />
Il pericolo che la situazione precipiti, secondo gli &#8216;artigiani di Mestre<sup>1 </sup>non è da escludere. &#8220;Con l&#8217;avvicinarsi delle scali che quest&#8217;anno saranno particolarmente pesanti &#8211; conclude Bortolussi &#8211; è probabile che nei prossimi mesi molti piccoli imprenditori si troveranno ancor più a corto di liquidità. Per questo è importante che il Governo prenda coscienza che, di fronte ad una situazione emergenziale, si prendano misure emergenziali&#8221;.</p>
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		<title>MENO TASSE PER EVITARE NUOVE TRAGEDIE</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 11:19:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Giuseppe Bortolussi Ogni qualvolta una persona decide di togliersi la vita c’è sempre un concorso di cause che porta a compiere questo gesto estremo. Nei casi che hanno visto come protagonisti questi piccoli imprenditori veneti, il denominatore comune che ha contraddistinto i loro drammi riguarda le difficoltà economiche che queste persone non sono state [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Giuseppe  Bortolussi</strong><br />
Ogni qualvolta una persona decide di  togliersi la vita c’è sempre un concorso di cause che porta a compiere questo  gesto estremo. Nei casi che hanno visto come protagonisti questi piccoli  imprenditori veneti, il denominatore comune che ha contraddistinto i loro drammi  riguarda le difficoltà economiche che queste persone non sono state in grado di  superare. Oltre a ciò, stando alle indiscrezioni denunciate da alcuni  conoscenti, nella tragedia che ha coinvolto l’imprenditore agricolo di Altivole,  pare ci fosse  una ulteriore  preoccupazione:  l’impossibilità,  vista la scadenza  ormai prossima, di non avere la liquidità necessaria per  pagare le tasse. Infatti, proprio in queste ultime settimane tutti noi stiamo  facendo i conti con gli effetti  delle manovre correttive realizzate la  scorsa estate dal Governo Berlusconi assieme a quella messa in campo dal Governo  Monti poco prima di Natale.</p>
<p>E’ un aspetto da non sottovalutare, visto che  l’onere fiscale che gli imprenditori, come del resto tutti i cittadini,   saranno chiamati a versare è uno di quelli da far tremare i polsi. Insomma,  niente a che vedere con quanto abbiamo pagato sino ad adesso. Infatti, a fronte  di 8.200 euro che mediamente ogni famiglia sarà chiamata a pagare nel triennio  2012/2014 per mettere in sicurezza i nostri conti pubblici, sino ad ora abbiamo  versato poco più di 800 euro: in pratica meno del 10%. Tuttavia, un altro tratto  comune che caratterizza tutte queste tragiche vicende è il grande senso di  ingiustizia che  le vittime subiscono. Vuoi perché i committenti, siano  essi pubblici o privati, non ti pagano, vuoi perché le banche decidono di  chiuderti i rubinetti del credito o vuoi  perché nonostante gli sforzi e i  sacrifici realizzati negli ultimi anni nessuno è più disponibile ad   aiutarti. Pur essendo consapevole che la situazione di difficoltà economica è  tale da aver richiesto l’introduzione di misure emergenziali, appare evidente,  però, che il livello di tassazione che grava sul sistema delle imprese non  può  rimanere come quello attuale. Ricordo che, secondo i dati della Banca  Mondiale,  il livello di tassazione sui profitti delle società italiane ha  raggiunto il 68,6%: un dato che non ha eguali tra i Paesi più industrializzati  del mondo. Questa situazione, sia chiaro, non penalizza solo gli imprenditori,  ma anche il mondo del lavoro. Se, come sottolinea l’Unione Europea, il 58% dei  nuovi posti di lavoro è creato dalle imprese con meno di 10 addetti, e se , come  risulta dai dati Istat, il 60% dei giovani italiani neoassunti nel 2011 è stato  assorbito dalle piccole imprese con meno di 15 addetti,  è chiaro che se  non si abbasserà il carico fiscale sulle imprese e in generale sul mondo del  lavoro, difficilmente l’economia di questo Paese potrà ripartire. Alla luce di  tutto ciò, dispiace constatare che per l’ennesima settimana il  Governo   ha rimandato la presentazione del disegno di legge sulla  riforma fiscale, un provvedimento che dovrebbe porre le basi per un fisco meno  oppressivo nei confronti di chi lavora e rischia in proprio, ma anche per  evitare che il peso fiscale diventi la causa di nuove  tragedie.</p>
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		<title>NUOVO STATUTO: MARTEDI&#8217; 17 APRILE LA PROMULGAZIONE</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 11:24:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consiglio Regionale]]></category>
		<category><![CDATA[statuto]]></category>

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		<description><![CDATA[Martedi 17 aprile, alle ore 14, nella sala consiliare di palazzo Ferro-Fini, alla presenza di tutto il Consiglio, il presidente della Regione Luca Zaia, firmerà l&#8217;atto di promulgazione del nuovo Statuto. Avrà accanto il presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato e il presidente della commissione Statuto Carlo Alberto Tesserin. La cerimonia d&#8217;aula sarà preceduta, alle ore 13.30, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Martedi 17 aprile</strong>, alle ore 14,  nella sala consiliare di palazzo Ferro-Fini, alla presenza di tutto il  Consiglio, il presidente della Regione Luca Zaia, firmerà l&#8217;atto di  promulgazione del nuovo <a href="http://www.consiglioveneto.it/crvportal/testi_homepage/STATUTO_BUR.pdf">Statuto</a>. Avrà accanto il presidente del Consiglio Clodovaldo Ruffato e il presidente della commissione Statuto Carlo Alberto Tesserin.  La cerimonia d&#8217;aula sarà preceduta, alle ore 13.30, in sala Cuoi, da un  incontro della Commissione, che Tesserin ha voluto allargato ai  presidenti Zaia e Ruffato, a tutti i consiglieri che della Commissione  sono stati membri, anche per periodi limitati.<strong><br />
A seguire</strong> inizierà una tre giorni di lavoti consiliari. Si partirà con lo spazio dedicato al question  time, le risposte degli assessori alle interrogazioni presentate dai  consiglieri, e al voto su una serie di nomine di membri in consigli di  amministrazione di enti regionali. <strong>Mercoledì 18 </strong>aprile  il Consiglio veneto affronterà l&#8217;esame di alcune proposte di legge  relative a: educazione stradale, diritto allo studio, risorse idriche,  coordinamento sul credito, agenzia regionale sociosanitaria, elezione  del Parlamento nazionale e servizio idrico integrato. L&#8217;ordine del  giorno di <strong>giovedì 19 </strong>aprile prevede l&#8217;esame del disegno  di legge della Giunta &#8220;disciplina dell&#8217;esercizio associato di funzioni e  servizi comunali&#8221; e di mozioni e risoluzioni.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>RISOLLEVIAMO LA BANDIERA FEDERALISTA</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 10:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[federalismo fiscale]]></category>

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		<description><![CDATA[di Giuseppe Bortolussi Il terremoto politico che ha coinvolto in questi giorni i vertici della  Lega Nord mi spinge a ritornare su un tema che storicamente è stato uno dei cavalli di battaglia di questo movimento: il federalismo fiscale. Avviato concretamente dal precedente Governo Berlusconi, con il concorso anche di alcune forze politiche di opposizione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Giuseppe Bortolussi</strong><br />
Il terremoto politico che ha coinvolto in questi giorni  i vertici della  Lega Nord mi spinge a ritornare su un tema che  storicamente è stato uno dei cavalli di battaglia di questo movimento: il  federalismo fiscale. Avviato concretamente dal precedente Governo Berlusconi,  con il concorso anche di alcune forze politiche di opposizione, il federalismo  fiscale è una riforma che dovrebbe essere ripresa in mano e portata a  compimento. Invece, prima di cancellarla dalla sua agenda politica, il Governo  Monti ne ha preso in carico un tassello importante: l’Imu. Inizialmente ne ha  cambiato la metodologia di applicazione, poi ne ha anticipato di due anni  l’entrata in vigore, con il risultato di favorire, in grande misura, le casse  dell’Erario a svantaggio di quelle dei Comuni. Risultato: obbiettivo originario  completamente rovesciato. Ma aldilà di questo episodio, per quale ragione è  utile a questo Paese, ed in particolar modo al Veneto, realizzare il federalismo  ?</p>
<p>Oltre che per attuare la Costituzione che l’ha introdotto nel 2001, questa  riforma va fatta per una questione di giustizia. Mi spiego meglio, in  particolare, riferendomi al problema per eccellenza che affligge l’Italia da  sempre: il diverso grado di sviluppo tra Nord e Sud del Paese. L’autonomia e il  decentramento nella gestione delle risorse economiche costituiscono la  definitiva ricetta che il legislatore ha individuato come la soluzione,  probabilmente l’unica, capace di coniugare la scarsità finanziaria con la  cosiddetta questione meridionale. C’è una parte del Paese, quella  settentrionale, decisamente più sviluppata rispetto all’altra, quella  meridionale. Il superamento di queste differenze territoriali è ovunque indicato  come uno dei compiti assegnati alla riforma del federalismo, se non il più  importante. Negli ultimi sessant’anni lo Stato è intervenuto per cercare di  risolvere il nodo della questione meridionale, riversando destinando alle  regioni del Sud un gigantesco afflusso di risorse. Allo stato attuale, i numeri  parlano di un Sud che continua a beneficiare di enormi risorse provenienti dalle  regioni settentrionali. Il concetto di residuo fiscale ci può aiutare a  comprendere le dimensioni del fenomeno. Il residuo fiscale altro non è che il  saldo tra tutte le entrate (fiscali e di altra natura) che le Amministrazioni  pubbliche prelevano in un determinato territorio e il complesso delle risorse  che in quel territorio vengono spese: comprende le tasse versate allo Stato e  alle Amministrazioni locali, le spese che gli apparati centrali erogano in  ciascun territorio e i trasferimenti di risorse a Regioni, Province, Comuni ed  Enti di previdenza. In una situazione di perfetta equità, la logica vorrebbe che  se un territorio versa 100 euro di tasse allo Stato centrale, possa ricevere  dallo stesso un ammontare simile di risorse sotto forma di spesa pubblica  destinata ai cittadini di quella regione. Attualmente, solo pochi territori  presentano un residuo fiscale positivo o in pareggio, ovvero solo poche realtà  territoriali versano molto di più di quanto ricevono: esse si collocano nelle  aree del Centro-Nord del Paese, mentre i valori più negativi del residuo fiscale  si riscontrano nel Mezzogiorno e in Valle d’Aosta. Le aree territoriali che  maggiormente contribuiscono alla perequazione nazionale sono Lombardia (4.460  euro procapite), Lazio (1.587), Veneto (1.442), Emilia Romagna (1.323) e  Piemonte (280), mentre Toscana e Marche sono vicine a una condizione di  sostanziale pareggio. Tutte le altre sono in profondo rosso. Questa situazione  non è più  accettabile: pur garantendo il principio della solidarietà nei  confronti delle aree più arretrate economicamente, bisogna responsabilizzare  maggiormente i centri di spesa periferici, lasciando ai Governatori e ai Sindaci  una ampia autonomia impositiva che oggi rivendicano con  forza.</p>
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		<title>L&#8217;ATTIVITA&#8217; IN CONSIGLIO REGIONALE</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 10:12:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Consiglio Regionale]]></category>
		<category><![CDATA[CONSIGLIO REGIONALE DEL VENETO]]></category>

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		<description><![CDATA[Commissioni al lavoro in questi giorni in Consiglio regionale del Veneto: mercoledì 11 aprile la commissione Urbanistica incontra il commissario straordinario per la Tav Venezia-Trieste Bortolo Mainardi per fare il punto su tracciato e fattibilità del corridoio ferroviario ad alta velocità/alta capacità nel tratto nordestino. La commissione ha inoltre in programma l&#8217;esame di due proposte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong>Commissioni al lavoro in questi giorni in Consiglio regionale del Veneto: <strong>mercoledì 11 aprile</strong> la <strong>commissione Urbanistica</strong> incontra il commissario straordinario per la Tav Venezia-Trieste  Bortolo Mainardi per fare il punto su tracciato e fattibilità del  corridoio ferroviario ad alta velocità/alta capacità nel tratto  nordestino. La commissione ha inoltre in programma l&#8217;esame di due  proposte di legge, una di modifica alla legge urbanistica e relativa al  frazionamento delle unità abitative e l&#8217;altra relativa all&#8217;abolizione  dell&#8217;obbligo per gli abbonati di validare il titolo di viaggio  elettronico sui mezzi di trasporto pubblico locale. Sempre mercoledì la <strong>commissione Cultura e Turismo</strong> prosegue le audizioni e l&#8217;esame istruttorio sul testo di riforma della  &#8216;legge quadro&#8217; sul turismo e vi abbina anche l&#8217;esame della proposta di  legge sugli alberghi diffusi nei territori montani. <strong>Giovedì 12</strong> la <strong>commissione Affari istituzionali</strong> ha all&#8217;ordine del giorno la nuova normativa per gli accorpamenti e  l&#8217;esercizio associato di funzioni tra piccoli comuni e il vaglio  preliminare delle candidature presentate per il consiglio di  amministrazione e il collegio sindacale della società regionale Veneto  Sviluppo. La <strong>commissione Attività Produttive</strong> discute  tre progetti di legge, uno di iniziativa della Sinistra veneta per  contrastare il fenomeno delle delocalizzazioni, uno della Lega volto a  tutelare i prodotti veneti con un marchio di qualità e uno del Pd che  mira a favorire l&#8217;insediamento delle attività economiche nelle aree  montane. Infine, la commissione Ambiente discute una modifica tecnica al  piano di tutela delle acque. <strong>Venerdì 13 aprile</strong>, a Padova, le <strong>commissioni Attività produttive e Agricoltura e la Presidenza del Consiglio veneto</strong>,  insieme ai corrispondenti assessorati alle politiche economiche e  all&#8217;agricoltura, promuovono a Padova, nel Palazzo della Ragione, il  convegno &#8220;Il modello veneto per il made in Italy&#8221;: una presentazione  ragionata dei risultati ottenuti nella lotta alla contraffazione  alimentare e alla pirateria grazie al protocollo d&#8217;intesa e alle  iniziative concertate tra Guardia di finanza, forze dell&#8217;ordine,  istituzioni, categorie economiche e associazioni dei consumatori.</p>
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